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Senza crescita economica nessun sviluppo

PERCHE' STACCARSI DAL RIGORE TEDESCO

Ce lo dice la Bundesbank, la potente banca centrale della Germania Federale, e certo non si può sbagliare. 
I tedeschi sono più ricchi di prima, ricchi come mai: la somma dei loro patrimoni privati è arrivata infatti a 4.715 miliardi di euro, livello mai raggiunto in precedenza, con un aumento di 149 miliardi in dodici mesi rispetto a un anno addietro. 
È una notizia in controtendenza con le voci di fallimento imminente della Grecia e con le mille difficoltà incontrate dall’Italia e da tutti gli altri Paesi della sponda mediterranea dell’Europa.
Intanto la Cancelliera Merkel ribadisce che gli Eurobond non risolverebbero affatto la situazione finanziaria dell’Unione Europea, ma anzi la aggraverebbero. 
Nulla di nuovo nell’atteggiamento tedesco, ma non si capisce dove il Governo italiano dei tecnici possa fondare la sua aspirazione a un cambiamento della strategia europea. 
Sugli Eurobond e sui maggiori poteri alla Banca Centrale Europea i tedeschi non mollano, basta leggere le dichiarazioni sempre intransigenti del ministro delle Finanze Schauble.
L’unica apertura è venuta dalla Commissione Europea sui project bond, sulle eurobbligazioni indirizzate a finanziare progetti specifici per lo sviluppo. Ma i pochissimi milioni, non miliardi di euro, destinati al nuovo strumento non sono compatibili con una situazione sempre più drammatica.
E allora, si torna sempre al punto di partenza: cosa fare per la crescita? Anche il ministro addetto allo Sviluppo, Passera, ha ripetuto alla assemblea di Confindustria che il rigore deve marciare di pari passo con la crescita ma in concreto le misure non arrivano e se non fosse stato per il segretario nazionale del Popolo della Libertà Angelino Alfano non avremmo mai avuto la compensazione tra debiti e crediti nei confronti del Fisco. 
E in quella stessa assemblea il nuovo presidente degli industriali Squinzi ha subito denunciato a quali livelli esorbitanti e insopportabili sia arrivata la pressione fiscale nel nostro Paese.
È vero che il riconoscimento dell’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, al premier italiano è di quelli forti e decisi, ma resta da vedere se l’uomo giusto al momento giusto e il Governo dei tecnici da lui formato, riusciranno a sganciarsi dal carro tedesco del rigore, sempre rigore e tanto rigore, che rischia di portare soprattutto le piccole e medie imprese e le aziende familiari italiane verso la rovina. Il problema di favorire la crescita è ormai un imperativo per mantenere la coesione sociale in un Paese come il nostro che vorrebbe davvero ritrovare la fiducia.
Il Mattinale

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