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Il controllo di vicinato cresce in tutti i quartieri Cioni (FdI): "Il progetto funziona proprio perché nasce dal basso e si fonda sulla collaborazione tra cittadini"

N egli ultimi giorni, anche alla luce dei nuovi episodi di furti e tentativi di intrusione registrati in diversi quartieri della città, torna di stretta attualità il tema della sicurezza partecipata e del controllo di vicinato, uno strumento civico che nel tempo ha dimostrato di essere un buon deterrente e un supporto all’attività delle forze dell’ordine. "Il controllo di vicinato è e deve restare un’iniziativa apolitica, nel senso che il progetto funziona proprio perché nasce dal basso e si fonda sulla collaborazione tra cittadini, al di là delle appartenenze partitiche" – spiega il capogruppo di Fratelli d’Italia Alex Cioni. In coerenza con questo principio, nel 2020 il consigliere si è fatto carico di promuovere i primi incontri, coinvolgendo il referente locale dell’Associazione Nazionale Controllo di Vicinato, Giorgio Lotto, dando così avvio alla costituzione dei primi gruppi di controllo di vicinato sul territorio comunale. A distanza di quasi sei anni dalla nascita dei...
GOVERNO MONTI: QUELLA LUNA DI MIELE CALANTE
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Tutti gli istituti di sondaggio sono concordi: la luna di miele tra Mario Monti e l’opinione pubblica rischia di finire prematuramente. I consensi, che un mese fa superavano il 70%, sono scesi appena intorno al 50. I cittadini, che si dicevano disposti ad affrontare sacrifici, oggi per quasi l’80% temono per i loro risparmi. E quel che è peggio credono poco che le prime misure del governo tecnico servano a salvarli. 
Non si tratta quindi di pregiudizi politici, ma di giudizi pratici. I motivi. 

Monti avrebbe dovuto far riguadagnare all’Italia posizioni in sede europea, o come era di moda dire allora, la “credibilità”. Ebbene, lo spread è risalito intorno a 500 punti; i nostri titoli pubblici vengono collocati a interessi sempre più salati. Ad ogni asta si raggiunge un nuovo record, ed a palazzo Chigi c’è Monti, non Berlusconi.
Che cosa poi voglia fare l’Europa, al cui ultimo vertice dell’8 e 9 dicembre Mario Monti è stato descritto come protagonista, non si capisce. Unica cosa certa, un ulteriore slittamento a marzo. Nel frattempo Angela Merkel continua a bocciare ogni strumento per fornire liquidità ai mercati. 
Invece sappiamo come il tecno-governo si sta muovendo in casa nostra. Tasse, tasse, tasse. Secondo la Banca d’Italia la manovra nella prima versione era composta per due terzi da aggravi di imposte con un effetto recessivo di mezzo punto di Pil. Ora che sono spuntate altre gabelle – dai conti correnti alla benzina alle abitazioni legalmente possedute all’estero – è evidente che il conto si fa ancora più salato. 

Ma soprattutto ciò che sconcerta è che Monti è stato chiamato d’urgenza per attuare gli impegni presi con l’Europa. Purtroppo tra quanto fatto finora non c’è nulla di tutto ciò: mercato del lavoro, crescita, liberalizzazioni. Ma non erano degli ultimatum? 
Il Popolo della Libertà si è mostrato e si mostrerà responsabile verso il Paese e disponibile con Monti. Però chi può smentire che per distribuire tasse a pioggia non servivano bocconiani e banchieri, bastava qualche ragioniere?

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