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Il controllo di vicinato cresce in tutti i quartieri Cioni (FdI): "Il progetto funziona proprio perché nasce dal basso e si fonda sulla collaborazione tra cittadini"

N egli ultimi giorni, anche alla luce dei nuovi episodi di furti e tentativi di intrusione registrati in diversi quartieri della città, torna di stretta attualità il tema della sicurezza partecipata e del controllo di vicinato, uno strumento civico che nel tempo ha dimostrato di essere un buon deterrente e un supporto all’attività delle forze dell’ordine. "Il controllo di vicinato è e deve restare un’iniziativa apolitica, nel senso che il progetto funziona proprio perché nasce dal basso e si fonda sulla collaborazione tra cittadini, al di là delle appartenenze partitiche" – spiega il capogruppo di Fratelli d’Italia Alex Cioni. In coerenza con questo principio, nel 2020 il consigliere si è fatto carico di promuovere i primi incontri, coinvolgendo il referente locale dell’Associazione Nazionale Controllo di Vicinato, Giorgio Lotto, dando così avvio alla costituzione dei primi gruppi di controllo di vicinato sul territorio comunale. A distanza di quasi sei anni dalla nascita dei...

Quando si dice, è solo un gioco delle parti

 
Per amore di verità e non di partigianeria ritengo doveroso pubblicare su questo blog  poche informazioni per mettere nelle condizioni i lettori di usufruire di un'informazione  completa al fine di  una valutazione obiettiva.
Quindi, in merito alle dichiarazioni rilasciate alla stampa dal vice coordinatore del Pdl  vicentino Pierantonio Zanettin, in riferimento alle decisioni assunte in seno al coordinamento provinciale lunedì sera (di cui faccio parte), vi riporto quanto dichiarato dallo stesso Zanettin il 28 settembre 2010. Sempre al Giornale di Vicenza: «Piuttosto stigmatizzo il comportamento di chi si rivolge prima alla stampa e poi agli organi di partito - afferma Zanettin. - Un'iniziativa sopra le righe da censurare». 
Sursum corda!
Alex Cioni 

A seguire l'articolo di un anno e mezza fa
Il coordinatore Zanettin dopo un confronto con l'ex An chiede che la discussione rimanga dentro il partito. Un documento firmato da 45 iscritti al Pdl accusa di tradimento l'attuale capogruppo

«Fuori il capogruppo "finiano" dal Pdl!» A Schio non c'è di mezzo un appartamento a Montecarlo e nemmeno un più modesto rustico sul Novegno ma la caccia grossa ai seguaci del Presidente della Camera è iniziata ferocemente. E nel mirino c'è finito Alberto Bressan, capogruppo consiliare, reo di aver dichiarato alla stampa di condividere le posizioni di Fini ma di voler restare nel Pdl. Apriti cielo! Ben 45 iscritti al Popolo della Libertà scledense hanno scritto al coordinatore provinciale Pierantonio Zanettin, al vicario Sergio Berlato e ai coordinatori locali Marco Tolettini e Alex Cioni, invitandoli a fare chiarezza e a prendere i provvedimenti del caso.
«Poiché sia in ambito nazionale ma anche regionale e provinciale - si legge nel documento - fonti autorevoli del Pdl hanno pubblicamente e ripetutamente dichiarato che, pur nella legittimità di scelte personali, gli eletti nelle file del Pdl che aderiscono al progetto dei finiani sono incompatibili con il Pdl stesso e dovrebbero, per coerenza, dimettersi non solo dagli incarichi di partito ma anche da quelli istituzionali, vorremmo capire quale ragionamento politico si intenda proporre non solo a noi aderenti ed attivisti ma anche ai cittadini elettori del comune di Schio in merito all'affermazione del capogruppo Bressan».
Che però smentisce tutto nella lettera di chiarimento inviata a Zanettin: «Dichiaro, con la massima franchezza, di non essere "finiano", di non aver mai aderito a Futuro e Libertà, nè a Generazione Italia e di non aver alcuna intenzione di farlo. Sono e starò nel Pdl ricoprendo il ruolo di capogruppo in Consiglio comunale a Schio».
Argomento chiuso per il coordinatore provinciale: «Piuttosto stigmatizzo il comportamento di chi si rivolge prima alla stampa e poi agli organi di partito - afferma Zanettin. - Un'iniziativa sopra le righe da censurare».
Sulla medesima linea si schiera Marco Tolettini: «In un momento delicato come questo, dove è essenziale restare uniti, trovo francamente evitabili certe riflessioni pubbliche. E comunque il gruppo consiliare procede compatto».

Bressan rincara la dose, parlando di «tentativi di screditare il Pdl scledense. La cattiveria degli uomini è una brutta bestia. E l'invidia non è da meno».
Ma la vicenda è tutt'altro che conclusa e la resa dei conti fra le due anime locali del Pdl, che si riconoscono una in Tolettini e nei vertici della "vecchia" Forza Italia e l'altra in Alex Cioni e nell'assessore regionale Elena Donazzan, sembra inevitabile.
Nella vicina Malo i "finiani", addirittura due in Giunta, escono allo scoperto ma in questo caso, come precisa Zanettin, non ci sarà un suo intervento: «Gli assessori Golo e Righele non sono iscritti al Pdl ed ogni discorso si chiude».

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