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SCHIO. Cioni (FdI): “Bene la vigilanza privata, ma servono Carabinieri e Guardia di Finanza operativi. Furti con destrezza in aumento: dati preoccupanti”/video

“ P rendiamo atto positivamente di questo scatto in avanti della Giunta Marigo. Solo poche settimane fa, quando denunciavamo il crescente degrado e i problemi di sicurezza, dai banchi della maggioranza ci veniva contestato di fare ‘terrorismo’. Oggi la stessa amministrazione decide di rafforzare i controlli, arrivando a impiegare anche la vigilanza privata” – esordisce il capogruppo di Fratelli d’Italia, Alex Cioni, replicando al Sindaco di Schio sul tema della sicurezza urbana. “È un’inversione di rotta che accogliamo con favore. Il nostro obiettivo non è mai stato alimentare sterili polemiche, ma affrontare i problemi e fare tutto il possibile per arginarli: il degrado urbano e la sicurezza dei cittadini vengono prima di qualsiasi contrapposizione politica.” “È chiaro che quanto avviato dal Comune è solo un primo passo, ma va nella direzione giusta. La vigilanza privata deve essere un supporto aggiuntivo, non sostituire l’obiettivo di rendere progressivamente strutturale la presenza ...

Il bue che da del cornuto all'asino

 
FACCE DA TOLLA! PRODI DA LOTTIZZATORE A PREDICATORE
"La spinta al suicidio di questo partito non ha limiti". 
Il professor Romano Prodi è all'estero ma ha seguito la polemica per le nomine delle Authority e il suo è un commento sferzante, riferito al Pd ed a tutti coloro che comunque "hanno avallato queste decisioni".
Diciamolo con franchezza: in tempi di Professori e di grillismo si può sopportare di tutto, ma un ex presidente dell'Iri democristiana che fa la predica contro le lottizzazioni è francamente troppo. 
Nei primi sette anni, infatti, all’Iri Prodi fece 170 nomine in società controllate. Di queste, 93 manager con tessera democristiana, 78 dei quali legati a doppio filo a De Mita. Allora comandava il pentapartito, e dunque 23 manager furono rigorosamente con tessera socialista, 20 equamente divisi fra i partiti laici minori (Pli, Pri e Psdi). 
Non solo: nell'Iri di Prodi furono accesi immensi mutui a carico dello Stato, pompando nelle casse dell'Iri finanza pubblica come mai si era visto prima e come mai più si sarebbe visto dopo. Tra il 1980 e l'85 lo Stato aumentò il fondo di dotazione dell' Istituto di ben 33 mila miliardi di lire, a una media di 5.500 miliardi all' anno. 
E veniamo al Prodi presidente del consiglio: durante la sua ultima apparizione a Palazzo Chigi, tra il 2006 e il 2008, il Professore tentò in tutti i modi di tenere in piedi la sua pericolante baracca politica ripescando manager dei bei tempi andati e addirittura vecchi amici di scuola, piazzandoli tra una poltrona e l'altra. In quei due anni, la macchina dello spoil system funzionò come la ghigliottina al tempo di Robespierre. 
E ogni nomina fu accuratamente selezionata con un metodo talmente scientifico da far impallidire l'ideatore del manuale Cencelli.
Qualche esempio? Alle attività portuali, di competenza del Ministero dei Trasporti, la presidenza andò al Pdci; all'Anas, di competenza del Ministero delle Infrastrutture, furono piazzati due manager ex Iri e due iscritti all’Italia dei valori; alla presidenza Consob, di competenza del presidente del consiglio, un economista bolognese vicino al Professore; a Cinecittà un personaggio vicino a Rutelli; all'Agenzia delle entrate, un amico di Visco. Per non parlare della Rai.
Insomma, Prodi può pontificare su tutto, ma eviti di fare prediche sulle nomine e sui lottizzati, perché i partiti di oggi sono dei dilettanti rispetto ai tempi suoi.

Il Mattinale

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