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​Schio, Bus Bar: servizio assente e controlli deboli. Interrogazione di Cioni (FdI) dopo segnalazioni e sopralluoghi

N elle ultime settimane sono emerse diverse criticità nella gestione del “Bus Bar” presso la stazione delle corriere di Schio in Piazzale Divisione Acqui, oggetto nel 2025 di una procedura pubblica per l’assegnazione in concessione dei locali, comprensiva anche del servizio di biglietteria per il trasporto pubblico locale e extraurbano di SVT. A seguito di segnalazioni ricevute da cittadini e utenti, il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Alex Cioni ha effettuato un primo sopralluogo, riscontrando che il locale risultava aperto per modo di dire data la trascuratezza del locale e con l’esposizione di un avviso scritto a penna che segnalava la sospensione della vendita dei biglietti. Una circostanza che ha portato al deposito di un’interrogazione a risposta scritta al sindaco per chiarire lo stato del servizio e le eventuali responsabilità. Nella risposta trasmessa dagli uffici comunali, si evidenzia come l’Amministrazione non fosse a conoscenza delle motivazioni della sospensione ...

Effetto domino

ANALISI/ LA PROVOCAZIONE DI BERLUSCONI E IL RUOLO DEI PROFESSORI 
Il presidente Berlusconi ha cercato di mettere sul tavolo il problema forse usando un paradosso, ma nel palazzo dell’Unione Europea di Bruxelles non nascondono la verità: l’euro rischia la fine, come hanno detto ufficialmente anche ieri fonti bene informate. Molto dipenderà dal voto in Grecia del 17 giugno, ma dipenderà, ancor più, dalla soluzione che verrà adottata per aiutare l’altro grande ammalato, la Spagna.
Lo scenario è cambiato: fino a poco tempo fa l’epicentro della crisi era nei debiti pubblici, nei cosiddetti titoli sovrani degli Stati, ora è nelle banche. 
E qui sta il guaio: il Fondo di stabilità europeo può finanziare gli Stati nazionali ma non i privati. Alla banca spagnola Bankia mancano 15 miliardi di euro, un enorme buco da coprire con un aumento di capitale, ma il governo di Madrid non è in grado di finanziare l’aumento stesso perché dovrebbe emettere ulteriori titoli del debito pubblico in misura così robusta da superare l’1% del Pil, il prodotto interno lordo.

L’istituto di credito iberico rischia, così, di fallire con effetti negativi a catena. Già ci sono fughe di depositi dalle banche spagnole dopo quelle registrate in misura maggiore nelle banche greche. Non è senza significato che le Borse siano in picchiata, che gli “spread” tra i titoli di Stato europei e quelli tedeschi siano in aumento, che le grandi multinazionali stiano fuggendo dall’euro, che sia addirittura comparso sui monitor dell’agenzia internazionale Bloomberg il codice della dracma greca. Segnali devastanti che si aggiungono a un quadro fortemente depressivo dell’eurozona.
Ci vorrebbe una forte e precisa scelta politica dell’Europa per convincere i mercati che i vertici di Bruxelles sono pronti a dare battaglia per difendere la moneta comune. Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha fatto intendere che aprirà ancora i cordoni della borsa con un tacito consenso tedesco. Ma una manovra del genere non basta, c’è bisogno di molto di più: occorre riformare l’azione politica dell’Europa. 
Ed è qui che il governo italiano dei tecnici dovrebbe giocare la partita più importante perché il sistema Europa non può sopportare contemporaneamente l’uscita della Grecia e il default, eventuale ma ancora evitabile, della Spagna: si scatenerebbe il panico su tutti i mercati finanziari globali.
Ecco perché tutti chiedono al governo dei tecnici di andare al sodo e fare breccia sulla posizione intransigente del Cancelliere Merkel: la depressione economica dell’Europa meridionale sta colpendo anche la Germania Federale che non può più sopravvivere nel proprio splendido isolamento, con tutti i dati positivi sulla produzione e sull’occupazione, e continuare ad esportare allegramente in Paesi della stessa area dell’euro che proprio per colpa di quegli indici stanno ormai per morire di soffocamento.

Il Mattinale

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