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Nomadi in città: troppi scaricabarile. Tra regolamenti disattesi e minori senza monitoraggio, serve una regia politica

S i riaccende il caso della presenza dei nomadi in città. Negli ultimi mesi tra 8 e 10 camper hanno ripreso a stazionare stabilmente in Piazzale Pubblici e Spettacoli e nel parcheggio di via Istria, nelle vicinanze del complesso di Porta Venezia. Una situazione che ha generato numerose segnalazioni da parte dei residenti, preoccupati per le condizioni di degrado, l’abbandono di rifiuti, l’utilizzo improprio delle aree verdi e una generale mancanza di rispetto per gli spazi pubblici. A riportare il tema al centro del dibattito politico sono i consiglieri comunali di Fratelli d’Italia Alex Cioni e Gianmario Munari, che nelle ultime settimane hanno presentato tre interrogazioni rivolte al sindaco Cristina Marigo, titolare delle deleghe ai Servizi Sociali e alla Sicurezza Urbana. “Continuiamo a ricevere le comprensibili proteste dei nostri concittadini, costretti a convivere con la presenza ormai stabile di quelli che io definisco diversamente stanziali, giusto per non chiamarli zingari, t...

Effetto domino

ANALISI/ LA PROVOCAZIONE DI BERLUSCONI E IL RUOLO DEI PROFESSORI 
Il presidente Berlusconi ha cercato di mettere sul tavolo il problema forse usando un paradosso, ma nel palazzo dell’Unione Europea di Bruxelles non nascondono la verità: l’euro rischia la fine, come hanno detto ufficialmente anche ieri fonti bene informate. Molto dipenderà dal voto in Grecia del 17 giugno, ma dipenderà, ancor più, dalla soluzione che verrà adottata per aiutare l’altro grande ammalato, la Spagna.
Lo scenario è cambiato: fino a poco tempo fa l’epicentro della crisi era nei debiti pubblici, nei cosiddetti titoli sovrani degli Stati, ora è nelle banche. 
E qui sta il guaio: il Fondo di stabilità europeo può finanziare gli Stati nazionali ma non i privati. Alla banca spagnola Bankia mancano 15 miliardi di euro, un enorme buco da coprire con un aumento di capitale, ma il governo di Madrid non è in grado di finanziare l’aumento stesso perché dovrebbe emettere ulteriori titoli del debito pubblico in misura così robusta da superare l’1% del Pil, il prodotto interno lordo.

L’istituto di credito iberico rischia, così, di fallire con effetti negativi a catena. Già ci sono fughe di depositi dalle banche spagnole dopo quelle registrate in misura maggiore nelle banche greche. Non è senza significato che le Borse siano in picchiata, che gli “spread” tra i titoli di Stato europei e quelli tedeschi siano in aumento, che le grandi multinazionali stiano fuggendo dall’euro, che sia addirittura comparso sui monitor dell’agenzia internazionale Bloomberg il codice della dracma greca. Segnali devastanti che si aggiungono a un quadro fortemente depressivo dell’eurozona.
Ci vorrebbe una forte e precisa scelta politica dell’Europa per convincere i mercati che i vertici di Bruxelles sono pronti a dare battaglia per difendere la moneta comune. Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha fatto intendere che aprirà ancora i cordoni della borsa con un tacito consenso tedesco. Ma una manovra del genere non basta, c’è bisogno di molto di più: occorre riformare l’azione politica dell’Europa. 
Ed è qui che il governo italiano dei tecnici dovrebbe giocare la partita più importante perché il sistema Europa non può sopportare contemporaneamente l’uscita della Grecia e il default, eventuale ma ancora evitabile, della Spagna: si scatenerebbe il panico su tutti i mercati finanziari globali.
Ecco perché tutti chiedono al governo dei tecnici di andare al sodo e fare breccia sulla posizione intransigente del Cancelliere Merkel: la depressione economica dell’Europa meridionale sta colpendo anche la Germania Federale che non può più sopravvivere nel proprio splendido isolamento, con tutti i dati positivi sulla produzione e sull’occupazione, e continuare ad esportare allegramente in Paesi della stessa area dell’euro che proprio per colpa di quegli indici stanno ormai per morire di soffocamento.

Il Mattinale

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