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Il controllo di vicinato cresce in tutti i quartieri Cioni (FdI): "Il progetto funziona proprio perché nasce dal basso e si fonda sulla collaborazione tra cittadini"

N egli ultimi giorni, anche alla luce dei nuovi episodi di furti e tentativi di intrusione registrati in diversi quartieri della città, torna di stretta attualità il tema della sicurezza partecipata e del controllo di vicinato, uno strumento civico che nel tempo ha dimostrato di essere un buon deterrente e un supporto all’attività delle forze dell’ordine. "Il controllo di vicinato è e deve restare un’iniziativa apolitica, nel senso che il progetto funziona proprio perché nasce dal basso e si fonda sulla collaborazione tra cittadini, al di là delle appartenenze partitiche" – spiega il capogruppo di Fratelli d’Italia Alex Cioni. In coerenza con questo principio, nel 2020 il consigliere si è fatto carico di promuovere i primi incontri, coinvolgendo il referente locale dell’Associazione Nazionale Controllo di Vicinato, Giorgio Lotto, dando così avvio alla costituzione dei primi gruppi di controllo di vicinato sul territorio comunale. A distanza di quasi sei anni dalla nascita dei...

Le banche tornino a fare il loro mestiere

CRISI ECONOMICA: COME LE BANCHE STROZZANO LE IMPRESE

Sono 25mila le piccole e medie imprese che rischiano di fallire per mancanza di liquidità, bruciando oltre 600mila posti di lavoro. 
Sono un terzo del totale quelle che ottengono meno credito del richiesto o non lo ottengono affatto, mentre le più fortunate pagano interessi raddoppiati negli ultimi tre mesi. Sono dati che arrivano dalle fonti più diverse (Prometeia, Cer, Cgia di Mestre, Unioncamere) e che confermano in maniera drammatica la difficoltà di accesso al credito, i rubinetti chiusi delle banche anche di fronte a richieste di liquidità modeste e con ampie garanzie di solvibilità. 
Di pari passo con previsioni tra le più nere sulla produzione- ormai la recessione in tutta Europa è considerata un dato di fatto- sta crescendo il cosiddetto “credit crunch”, la difficoltà di accesso al credito. Negato a fatica dalle banche, ma ormai sotto gli occhi di tutti.
Secondo il Centro Europa Ricerche (Cer) nel 2012 è prevista una stretta dei finanziamenti pari a 200 miliardi, con una flessione del 5% e un ulteriore calo di un punto a mezzo nel 2013. Una dinamica drammatica secondo proiezioni che arrivano fino a un calo degli impieghi dell’11%. Per Prometeia si marcia verso un sostanziale azzeramento degli investimenti da parte delle piccole e medie imprese, che pure sono la spina dorsale di questo paese. 
Le banche italiane hanno potuto attingere a prestiti della Bce al tasso dell’1% per 116 miliardi complessivi, ma gli imprenditori lamentano di non aver visto un solo centesimo. 
Gli istituti di credito, peraltro alle prese con il rigore patrimoniale imposto dalle autorità comunitarie, hanno utilizzato la maggior parte di quei soldi per riacquistare bond da loro stessi emessi (con buon guadagno), per acquistare titoli di Stato o per parcheggiare quella liquidità nei forzieri della stessa Bce. 
Fioccano le lamentele per fidi bloccati, richieste di rientro da un giorno all’altro, costi del denaro proibitivi e contemporaneamente crediti della pubblica amministrazione che non paga. 
La Bce a breve riaprirà i forzieri ai quali le banche potranno nuovamente attingere in quantità illimitata e a un tasso ridicolo. 
Occorre che questa volta la liquidità vada verso il mondo produttivo. Ma serve anche e soprattutto che il governo, dove gli ex-banchieri non mancano, si muova. Altrimenti si fa presto a parlare di sviluppo, ma poi…

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