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Il controllo di vicinato cresce in tutti i quartieri Cioni (FdI): "Il progetto funziona proprio perché nasce dal basso e si fonda sulla collaborazione tra cittadini"

N egli ultimi giorni, anche alla luce dei nuovi episodi di furti e tentativi di intrusione registrati in diversi quartieri della città, torna di stretta attualità il tema della sicurezza partecipata e del controllo di vicinato, uno strumento civico che nel tempo ha dimostrato di essere un buon deterrente e un supporto all’attività delle forze dell’ordine. "Il controllo di vicinato è e deve restare un’iniziativa apolitica, nel senso che il progetto funziona proprio perché nasce dal basso e si fonda sulla collaborazione tra cittadini, al di là delle appartenenze partitiche" – spiega il capogruppo di Fratelli d’Italia Alex Cioni. In coerenza con questo principio, nel 2020 il consigliere si è fatto carico di promuovere i primi incontri, coinvolgendo il referente locale dell’Associazione Nazionale Controllo di Vicinato, Giorgio Lotto, dando così avvio alla costituzione dei primi gruppi di controllo di vicinato sul territorio comunale. A distanza di quasi sei anni dalla nascita dei...

Nell'ordine delle cose

INDIPENDENZA DEL VENETO: ESPRESSO O INESPRESSO CHE SIA E' UN SENTIMENTO COMUNE CHE NON VA SOTTOVALUTATO

Era nell’ordine delle cose. Quando uno stato mostra di non essere più in grado di dare un futuro ai propri figli è normale che si faccia strada l’idea di far da sé. 
Far da sé, come quando le famiglie si sostituiscono allo stato sociale nel sostenere i figli che non trovano lavoro, non hanno la possibilità di metter su casa e tantomeno di fare una famiglia. Far da sé, come quando i nostri ragazzi sono costretti ad andare all’estero a cercare lavoro. Far da sé, come quei giovani ai quali, dopo aver studiato e magari ottenuto una laurea, vien detto di inventarsi un lavoro perché non ce n’è.
Allora come meravigliarsi se anche i Veneti decidono di far da sé, visto che danno allo stato molto più di quanto ricevono e che chiedono autonomia senza avere alcuna risposta?
L’esito del “plebiscito” telematico organizzato dagli indipendentisti veneti, comunque lo si voglia leggere, è un fatto: il fuoco che covava sotto la cenere fin dai tempi della Liga Veneta, prima che esistesse la Lega di Bossi, a nord-est non si era mai spento. 
E oggi con la crisi, con le fabbriche chiuse e con i suicidi, comincia a bruciare. E di legna da ardere ne ha, tanta quanta è la disperazione e la rabbia delle genti venete che sentono allentato, quasi sciolto, il vincolo che le teneva unite alle altre genti italiche. 
Un vincolo che fino alla prima guerra mondiale era stato piuttosto debole e che solo il fascismo, piaccia o no, era stato capace di consolidare nella prospettiva del comune destino degli italiani. Poi, con la propaganda comunista e l’internazionalismo proletario, con il pacifismo cosmopolita, con il consumismo, l’economicismo e la globalizzazione è andato via via allentandosi. L’Europa e la crisi hanno fatto il resto.
Certo, a chi non vive in Veneto, dove più che in altre regioni è ben radicata l’identità culturale, la lingua, la tradizione, può parer strano sentir parlare di indipendenza e del diritto all’autodeterminazione. O addirittura quasi blasfemo. Ma, sondaggio e plebisciti a parte, basta fare un giro al bar o al mercato per rendersi conto che da queste parti è un pensiero piuttosto comune. Espresso o inespresso che sia.
Paolo Danieli   

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