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Il controllo di vicinato cresce in tutti i quartieri Cioni (FdI): "Il progetto funziona proprio perché nasce dal basso e si fonda sulla collaborazione tra cittadini"

N egli ultimi giorni, anche alla luce dei nuovi episodi di furti e tentativi di intrusione registrati in diversi quartieri della città, torna di stretta attualità il tema della sicurezza partecipata e del controllo di vicinato, uno strumento civico che nel tempo ha dimostrato di essere un buon deterrente e un supporto all’attività delle forze dell’ordine. "Il controllo di vicinato è e deve restare un’iniziativa apolitica, nel senso che il progetto funziona proprio perché nasce dal basso e si fonda sulla collaborazione tra cittadini, al di là delle appartenenze partitiche" – spiega il capogruppo di Fratelli d’Italia Alex Cioni. In coerenza con questo principio, nel 2020 il consigliere si è fatto carico di promuovere i primi incontri, coinvolgendo il referente locale dell’Associazione Nazionale Controllo di Vicinato, Giorgio Lotto, dando così avvio alla costituzione dei primi gruppi di controllo di vicinato sul territorio comunale. A distanza di quasi sei anni dalla nascita dei...

Il Badoglio dei nostri tempi è disperato


ANGELINO ALFANO, FINI UN TRADITORE AL CAPOLINEA
 
Ma in quale realtà vive Gianfranco Fini? C'è veramente da chiederselo dopo aver letto la sua intervista di stamani al Messaggero in cui accusa Alfano di non lavorare per un grande centrodestra. Detta da un "leader" alla testa di un partitino irrilevante, che in tutti i sondaggi non supera mai il due per cento, quella del presidente della Camera può essere liquidata come una battuta da bar.

Una volta salito alla terza carica dello Stato, Fini ha cominciato a picconare il centrodestra lavorando quotidianamente, insieme alla sua pattuglia di guastatori in Parlamento, per sabotare il governo e il centrodestra. Raggiunto il risultato, ha trovato ospitalità in quello che avrebbe dovuto essere il grande centro di Casini e che si è invece liquefatto nel giro di pochi mesi, tanto che lo stesso Fini ha tentato di riaprire un dialogo col Pdl. E lo ha fatto con arroganza, dettando addirittura le condizioni. Roba da non credere, e Alfano ha ovviamente rispedito al mittente una proposta irricevibile, limitandosi peraltro a descrivere la realtà, e cioè che la storia di Fini con l'elettorato di centrodestra è finita.
La porta chiusa in faccia a Fini era un atto doveroso, per rispetto di Berlusconi e di tutti gli elettori che hanno visto tradire il loro voto dal cofondatore del partito. Fini è stato il primo presidente della Camera che, eletto da una precisa maggioranza parlamentare, in corso d'opera ha cambiato schieramento politico. 
Non solo: prima dell'uscita volontaria dal Pdl (nessuno lo ha mai cacciato), ha trasformato la terza carica dello Stato prima nella dependance di un capocorrente, e subito dopo in una segreteria politica. Cose mai viste nella storia della Repubblica, e che sono state tollerate dalle vestali delle istituzioni solo perché un presidente della Camera ostile al premier faceva comodo per mandare a casa Berlusconi.
 
Ora, con le elezioni alle porte, Fini è alla spasmodica ricerca di una ciambella di salvataggio, e imputa ad Alfano di avere una concezione del centrodestra "molto limitata e con un perimetro molto ristretto". Con questo ragionamento bislacco, assomiglia a quell'inglese che, quando la Manica era in tempesta, diceva compiaciuto: "Oggi il Continente è isolato".

Il Mattinale

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