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Nomadi in città: troppi scaricabarile. Tra regolamenti disattesi e minori senza monitoraggio, serve una regia politica

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Schio, baby gang. E' Un sintomo di un malessere che non va liquidato come esuberanza giovanile


BANALIZZARLO SOLO UN PROBLEMA ESISTENZIALE TIPICO DEI MINORI DI QUELL'ETA', SAREBBE UN GRAVE ERRORE                                                            di Alex CIONI

Ancora una volta un manipolo di ragazzini, in gran parte stranieri, si fanno notare per i loro atteggiamenti maleducati, sprezzanti e incivili. E' successo altre volte negli ultimi anni: del resto se metti assieme degli zingari, una spruzzata di senegalesi e li condisci con dei domenicani, con magari qualche italiano che si fa trascinare recitando la parte della comparsa, gli effetti non possono che essere esplosivi. 
Senza essere tacciati di razzismo, possiamo dire che uno degli effetti nefasti dell'immigrazione sono i figli (cosiddetti) di "seconda generazione". 
Basta farsi un giro in Francia o in Inghilterra o in altri Paesi Europei per accertarsi di come i nostri territori stanno mutando volto e di come la questione dei giovani nati in Europa ma figli di stranieri siano in taluni casi delle vere e proprie bombe sociali pronte ad esplodere. Situazioni di disagio sociale e culturale che si miscelano a crisi di identità che immancabilmente stanno arrivando anche in Italia, nazione che ha scoperto il fenomeno dell'immigrazione con qualche decennio di ritardo. 
Ovviamente non riguarda tutti i ragazzi di "seconda generazione", grazie a dio, ma il problema esiste, negarlo o sottovalutarlo sarebbe da irresponsabili. Tra l'altro, nell'alto vicentino, come è accaduto a Vicenza recentemente, i problemi causati da queste mini gang di stranieri sono cosa nota. 
Ogni tanto finiscono nelle pagine di cronaca dei giornali, molto spesso rimangono celate ai più ma i casi di questo genere, anche negli istituti scolastici, sono in costante crescita. 
Questi ragazzi crescono in mezzo a noi, non con noi, rimanendo sospesi tra realtà molto diverse e conflittuali tra loro: quella dell'immigrato e quella del nativo, quella della famiglia e del contesto sociale, quella della cultura d'origine e quella della cultura acquisita, tra mondo degli adulti e mondo giovanile. 
Un problema nuovo e complesso che non si risolve con la parolina magica integrazione, almeno non solo, dato che in Europa nessuno è riuscito ancora a comprendere cosa significhi e di come si possa giungere ad un processo di integrazione con gli stranieri senza annichilire il loro forte e legittimo senso di appartenenza alle comunità d'origine, sopratutto quando queste comunità appartengono ad un retaggio culturale e religioso agli antipodi del modello europeo. 
Finché sono ancora in fase educativa, questi ragazzi hanno bisogno di azioni educative forti e persuasive in ambito scolastico, altrimenti continueranno a fare i bulli trasformando le tipiche frustrazioni di un adolescente in un qualcosa di talmente profondo e incancrenito nell'animo da trascinarli nel divenire dei parassiti patologici, vale a dire dei soggetti ostili al contesto sociale e culturale nel quale vivono. Con tutti i pericoli e le conseguenze del caso per una convivenza pacifica e civile.

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