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Il controllo di vicinato cresce in tutti i quartieri Cioni (FdI): "Il progetto funziona proprio perché nasce dal basso e si fonda sulla collaborazione tra cittadini"

N egli ultimi giorni, anche alla luce dei nuovi episodi di furti e tentativi di intrusione registrati in diversi quartieri della città, torna di stretta attualità il tema della sicurezza partecipata e del controllo di vicinato, uno strumento civico che nel tempo ha dimostrato di essere un buon deterrente e un supporto all’attività delle forze dell’ordine. "Il controllo di vicinato è e deve restare un’iniziativa apolitica, nel senso che il progetto funziona proprio perché nasce dal basso e si fonda sulla collaborazione tra cittadini, al di là delle appartenenze partitiche" – spiega il capogruppo di Fratelli d’Italia Alex Cioni. In coerenza con questo principio, nel 2020 il consigliere si è fatto carico di promuovere i primi incontri, coinvolgendo il referente locale dell’Associazione Nazionale Controllo di Vicinato, Giorgio Lotto, dando così avvio alla costituzione dei primi gruppi di controllo di vicinato sul territorio comunale. A distanza di quasi sei anni dalla nascita dei...

Schio, le ipocrisie e il disastro della non accoglienza

SCRIVE IL CONSIGLIERE COMUNALE CUNEGATO, RISPONDO IO VISTO CHE NON LO FA NESSUNO

Nel dare spazio qualche riga più sotto all'intervento, ripreso su Facebook, del consigliere comunale di TesSIAMOSCHIO Carlo Cunegato, mi permetto di rispondergli brevemente ma con la dovuta chiarezza.
Il “protocollo d’intesa” a cui si riferisce è -nel senso letterale del termine- carta straccia. Gli accordi per la locazione di un locale rientrano in una trattativa privata tra cooperative e privati cittadini, questo significa che il documento a cui si riferisce ha come unica utilità di fungere da specchietto per le allodole per perorare la causa di un sistema dell’accoglienza senza se e senza ma, poi spacciato per un atteggiamento pragmatico al fine di governare il fenomeno. 
I fatti però dicono altro: per esempio, nel Comune di Santorso del “mitico” Sindaco Balzi, i numeri dei richiedenti asilo sono diminuiti ma rimangono ancora ben superiori ai numeri stabiliti nelle quote che lo stesso Balzi si è impegnato a proporre nel “protocollo d’intesa”. Come mai? 

Sono mesi che sosteniamo l’inutilità della firma del documento perché non avrebbe comportato nessuna garanzia nel rispetto delle quote. I fatti ci stanno dando ragione, perché se un cittadino ha 50 posti letto, non esiste una normativa vigente che gli vieti di metterli a disposizione dei richiedenti asilo in quella che è una trattativa privata tra privati (cooperative-proprietario immobile). 

Tra l’altro, siccome è evidente che il sistema dell’accoglienza italiano non è in grado di affrontare il fenomeno, tant’è che lo Stato è costretto ad affidarsi alla sete di denaro dei privati cittadini; considerato che le politiche del Governo nazionale hanno favorito e favoriscono l’arrivo di questi flussi di migranti dal centro Africa, tant’è che per la Boldrini dobbiamo accogliere tutti indiscriminatamente, è realistico pensare -anche a margine del probabile spostamento della rotta balcanica verso l’Italia-, che i richiedenti asilo continueranno ad essere piazzati dove c’è disponibilità di posti letto senza tenere conto se un Comune ha aderito o meno al “protocollo d’intesa”. 

Fino a quanto i proprietari dell’albergo Duca d’Este a Santorso garantiranno la disponibilità della loro struttura a beneficio della cooperativa ConTe, pure il Sindaco Balzi se ne dovrà fare un ragione: i numeri degli ospiti, oggi in diminuzione, potranno tra qualche mese aumentare nuovamente, dimostrando ancora più palesemente che il “protocollo d’intesa” può servire al massimo per incartare il pesce perdendo definitivamente la sua utilità di specchietto per le allodole. 



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