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Provincia, Cioni: “La Provincia è già la casa dei Comuni, ma non diventi la casa politica di Possamai e Finco”

L a partita per il rinnovo della Provincia di Vicenza entra in una nuova fase. A intervenire è il dirigente provinciale e capogruppo scledense di Fratelli d’Italia Alex Cioni, che prende posizione sulla “Casa dei Comuni” e sull’asse Possamai-Finco, rilanciando una distinzione netta tra il principio di una Provincia al servizio dei Comuni e l’operazione politica costruita attorno a quel progetto. Cioni interviene anche sulle recenti dichiarazioni dell’ex sindaco di Schio Valter Orsi, ma sposta il confronto dal tema degli schieramenti a quello delle priorità e del progetto per il futuro della Provincia. L’esponente di FdI sostiene che la sostanza della scelta del partito non riguarda tanto l’idea della Casa dei Comuni in sé, “quanto quello che rischia di diventare per come è ripartito il progetto”.  “Serve una distinzione chiara – spiega Cioni – che altrimenti rischia di essere volutamente sfumata nel dibattito di questi giorni. Una cosa è la Provincia intesa come “Casa dei Comuni”, ...

Il Governo spegne le luci


NIENTE CONSUMI, NESSUNO INVESTE. AZIENDE A TERRA, IL GOVERNO SPEGNE LE LUCI
Cosa sta succedendo nel nostro Paese? Mentre il Governo dei tecnici decide di spegnere le luci degli uffici e la pubblica illuminazione, piovono cattive notizie a catena. 
La Fiat non viene più considerata una casa automobilistica prestigiosa, tanto che l'agenzia Moody's la declassa. 
Era già in una brutta categoria la nostra azienda leader, ma l'indice di fiducia B2  e' stato portato di colpo a B3.
E non vanno meglio le attività estere della Fiat se la finanziaria del Nord America e quella del Canada vengono ridotte anche esse al grado B3. Un vero disastro. 
Anche perché l'agenzia Moody's considera negativa la tendenza delle vendite non soltanto in Italia ma anche sul mercato brasiliano che sembrava il più promettente per la Fiat e prevede addirittura un'ulteriore riduzione di liquidità fino al 2013.
Allo stesso tempo il Fondo Monetario Internazionale ci dice che gli investimenti dall'estero nel nostro Paese sono calati in un anno del 15 per cento, drenando miliardi di euro da un sistema produttivo già in crisi di asfissia per lo scarso credito bancario. 
È chiaro quel che sta accadendo: nonostante i bassi livelli dei prezzi, gli investitori stranieri non entrano su un mercato in preda all'incertezza e ad una crescente mancanza di fiducia nel futuro.
Intanto il potere d'acquisto delle famiglie crolla ai minimi dall'anno 2000, la propensione ovvero la voglia di risparmio si riduce ad appena otto euro su cento, quasi 50.000 persone nelle città sopratutto del Nord sono rimaste senza casa ponendo così gravissimi problemi di assistenza ai comuni di riferimento. 
I consumi oramai sono in caduta libera, le aziende registrano vendite e profitti degni di altre epoche, le piccole e medie imprese commerciali continuano a chiudere i battenti perché non ce la fanno a sopravvivere.
La ricetta dei professori almeno per il momento prevede conti rigorosamente in ordine e niente ricette precise per la crescita, il risparmio verrà dal taglio dell'illuminazione come negli anni della crisi petrolifera, nel lontano 1973.

Il Mattinale del 10.10.12

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