P rosegue l’attenzione di Fratelli d’Italia sullo stato dei lavori presso lo stadio di atletica Giosuè Poli di via Riboli, un impianto storico e strategico per lo sport cittadino, ancora interessato da un cantiere che, a quanto pare, continua ad avanzare a singhiozzo. “L’obiettivo – spiega il capogruppo di Fratelli d’Italia Alex Cioni – è mantenere i fari accesi su un intervento importante che la città attende di vedere completato, considerando che i lavori avrebbero dovuto concludersi entro lo scorso autunno. Dopo mesi di ritardi, sospensioni del cantiere, rassicurazioni e cronoprogrammi rivisti, è necessario capire quale sia oggi il reale stato di avanzamento dei lavori e quali siano i tempi effettivi per la piena restituzione dell’impianto alla città”. Il consigliere sottolinea come la questione non riguardi soltanto un cantiere pubblico, ma abbia ricadute concrete sull’attività sportiva quotidiana: “Parliamo di società sportive, atleti, ragazzi e famiglie che da quasi un anno con...
Schio, passa il recesso da AVA: è scontro in Consiglio. FdI: "Un ricatto politico sulla pelle dei cittadini". E lancia la proposta di un referendum consultivo/video
Si è consumato nel segno della rottura il Consiglio Comunale di ieri sera, conclusosi con il via libera ufficiale al recesso del Comune di Schio da Alto Vicentino Ambiente (AVA). Una delibera approvata con i soli voti della maggioranza, che ha visto le opposizioni compatte nel voto contrario. Durissimo l’affondo dei consiglieri di Fratelli d’Italia, Alex Cioni e Gianmario Munari, che bocciano l'operazione definendola un «salto nel buio» privo di solide basi di interesse pubblico.
Il momento di massima tensione si è registrato quando la discussione si è spostata sulla reale natura del provvedimento. Secondo il capogruppo di FdI Alex Cioni, l'intervento in aula dell’Assessore Marco Gianesini avrebbe svelato le carte della Giunta, ammettendo implicitamente l'uso del recesso come strumento di pressione negoziale.
«È la prova provata che l’intera impalcatura della delibera è fragile e pretestuosa» - ha spiegato Cioni a margine della seduta. «Se il recesso viene ammesso come arma di ricatto verso gli altri soci, cade l'intera giustificazione tecnica. Una delibera approvata con queste premesse non è solo politicamente miope, ma tecnicamente impugnabile, poiché non persegue l’interesse pubblico ma logiche di scontro di potere».
Al centro della contesa resta il des tino del termovalorizzatore di Cà Capretta. Fratelli d’Italia accusa la Giunta di portare avanti una crociata ideologica lunga dodici anni contro l'impianto, entrando però in contraddizione con gli stessi atti approvati in passato.
Cioni ha infatti richiamato l'attenzione sul PAESC (Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile e il Clima) votato dalla stessa amministrazione solo due anni fa:«In quel documento, l’impianto di Cà Capretta veniva descritto come sostenibile e strategico per la riduzione degli inquinanti grazie alla rete di teleriscaldamento. Delle due l’una: o mentivate allora o state mentendo oggi per giustificare una fuga che isola il territorio. Non si può dire tutto e il contrario di tutto per convenienza politica».
Davanti a un futuro incerto - con la "Linea 2" dell'impianto vicina al fine vita e un Masterplan che prevede ingenti investimenti di ammodernamento -Fratelli d'Italia lancia la sfida della democrazia diretta.«Visto che la maggioranza ha deciso di sabotare il futuro di AVA senza un piano B credibile, sentiamo una buona volta il parere degli scledensi» - rilanciano i consiglieri Cioni e Munari. La proposta è quella di un referendum consultivo per chiedere ai cittadini se preferiscono valorizzare il patrimonio esistente e il teleriscaldamento o accettare l'incertezza dei costi e l'isolamento proposti dalla Giunta. «Se il Sindaco è convinto del coraggio della sua scelta, non abbia paura del giudizio della città».
In chiusura di dibattito, l'avvertimento di FdI si è spostato sui profili di responsabilità. «Abbiamo ricordato ai consiglieri di maggioranza che questa scelta espone il Comune a rischi di danno erariale e patrimoniale» - conclude Cioni. «Smantellare un patrimonio pubblico per una ripicca politica è un segno di inadeguatezza amministrativa che Schio rischia di pagare per i prossimi decenni».