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Il controllo di vicinato cresce in tutti i quartieri Cioni (FdI): "Il progetto funziona proprio perché nasce dal basso e si fonda sulla collaborazione tra cittadini"

N egli ultimi giorni, anche alla luce dei nuovi episodi di furti e tentativi di intrusione registrati in diversi quartieri della città, torna di stretta attualità il tema della sicurezza partecipata e del controllo di vicinato, uno strumento civico che nel tempo ha dimostrato di essere un buon deterrente e un supporto all’attività delle forze dell’ordine. "Il controllo di vicinato è e deve restare un’iniziativa apolitica, nel senso che il progetto funziona proprio perché nasce dal basso e si fonda sulla collaborazione tra cittadini, al di là delle appartenenze partitiche" – spiega il capogruppo di Fratelli d’Italia Alex Cioni. In coerenza con questo principio, nel 2020 il consigliere si è fatto carico di promuovere i primi incontri, coinvolgendo il referente locale dell’Associazione Nazionale Controllo di Vicinato, Giorgio Lotto, dando così avvio alla costituzione dei primi gruppi di controllo di vicinato sul territorio comunale. A distanza di quasi sei anni dalla nascita dei...

Indovina chi ti taglia la gola oggi


MARE NOSTRUM COME TRAGHETTO VERSO L'ITALIA PER LA DJIHAD SALAFITA 

Cosa sta accadendo con tanta precipitazione spaventando e sconvolgendo molti? Costringendo altri ad arroccarsi su schemi di politica internazionale ormai spazzati via dal vento e costringendoli a mistificare il reale pur di conservare una bussola smagnetizzata?
A UN PRIMO LIVELLO: La strategia americana per il dominio globale detenuto con scarso impegno di uomini che si basa sul potere satellitare, militare e finanziario superiore agli altri players, si è dotata del controllo energetico, facendo addirittura passare gli States da dipendenti a esportatori e li ha spinti a progredire anche sulla rotta del narcotraffico (forse la seconda voce di ricchezza al mondo) dove avanzano inesorabilmente tanto in Kurdistan quanto in Myanmar.
L'impressione del fallimento americano dipende solo da una lettura indotta, proprio da Washington, su logiche arcaiche di dominio. Questo di oggi è inteso sulla destabilizzazione cronica delle aree da dominare e sulla permanenza di guerre religiose e civili provocate, in cui è consentito alla Casa Bianca di cambiare cavallo ogni qual volta lo desideri, come ha dimostrato a più riprese in Iraq e in Iran.
Di fatto agli americani sta bene qualsiasi cosa molto tesa accada ovunque, a patto di contenere la crescita cinese, di non perdere il controllo sui paesi detti eurasiatici (in particolare puntano sull'Azerbaijan) e di non avere a che fare con partners che si potenzino, ragion per cui sono sostanzialmente impegnati, sul fronte politico, a contenere Pechino, a frenare le ambizioni di Berlino e a colpire sui fianchi Ankara che si è rivelata restia a giocare le parti che le si volevano assegnare, sia con la Ue che con il Vicino Oriente.
Poi c'è la rivalità con Mosca, erede di una vecchia abitudine a rivaleggiare sostenendosi e viceversa.
In tutti i casi si tratta di players con cui confrontarsi, di players che non vogliono scontrarsi con Washington e semmai si scontreranno tra loro.
Tutti i costi dell'Ucraìna e delle sanzioni, ad esempio, li paghiamo noi, non altri.
E sì che, con la costituzione della Comunità Economica Eurasiatica si possono aggirare; i tedeschi hanno iniziato triangolando con il Kazakhstan, noi che eravamo in posizione privilegiata abbiamo fatto la figura che abbiam fatto con Alfano e con le scelte pilotate della Bonino.
A UN SECONDO LIVELLO: L'avanzata americana ha ridistribuito le carte e il suo collaterale "disimpegno" ha rovesciato ogni alleanza, formando coalizioni impensabili fino alla vigilia.
Paradigmatico è quanto avviene in Iraq e Siria dove quelli mandati avanti dagli americani per destabilizzare sono combattuti adesso dagli americani, sostenuti sotto banco da chi li combatteva prima. E' un tutto contro tutti, con telegiornali dalla memoria cortissima che neanche il peggior scenografo di 1984...
Quindi le guerre intrecciate che diventano a loro volta guerre nelle guerre (Siria, Iraq, Palestina, Ucraìna) perdono il loro valore strategico universale – a meno di determinare che si tratti del Caos – per assumere una serie di valenze particolari, tutte a loro volta matrioske di ulteriori conflitti intestini.
A UN TERZO LIVELLO: La crescita demografica incontenibile rende esplosivo il pianeta. Lo "scontro di civiltà" previsto, teorizzato ma soprattutto promosso dagli americani sta rivelandosi portatore di stragi infinite di cui sono colpevoli tanto gli induttori di primo e secondo livello (gli ideatori mondialisti e gli organizzatori fondamentalisti) e che servono comunque a sfogare la pressione e la follia sulle sponde del Mediterraneo.
E Mare Nostrum rischia di essere il traghetto per la djihad salafita da noi e anche altrove. Di qui la denuncia del ministro bavarese.
Resta poi una QUARTA DIMENSIONE metafisica,
Siamo quindi senza punti di riferimento se non vaghi e luccicanti a intermittenza come lucciole.
La prima cosa è fare perno su se stessi e organizzare gli spazi circostanti nella logica dell'autonomia ma con un'idea forza e una volontà di potenza e di destino autocentrata indissolubilmente legata ad una rivoluzione interiore. Poi si pensi al resto; altrimenti non avremo più da pensare a nulla.

Gabriele Adinolfi

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