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Schio, FdI porta le cosiddette "moschee fantasma" in Consiglio comunale: "Più di 100 persone in un ufficio da 60 mq ma il Comune non interviene"

F ratelli d'Italia porta le cosiddette «moschee fantasma» in Consiglio comunale a Schio.  Il capogruppo Alex Cioni e il collega Gianmario Munari hanno depositato un'interpellanza (clicca qui) per accertare la legittimità urbanistica di tre centri di aggregazione islamica presenti sul territorio, chiedendo al sindaco di spiegare come mai le segnalazioni formalmente presentate non abbiano ad oggi prodotto alcun intervento. La vicenda prende avvio dal quartiere Santa Croce, dove la mobilitazione dei residenti ha scongiurato l'acquisto di un capannone di circa 350 mq in via Canova da parte di un'associazione islamica.   La stessa associazione risulta locataria di un locale di circa 60 mq in via Martiri della Libertà, formalmente censito come ufficio ma utilizzato sistematicamente come luogo di preghiera. Cioni ha documentato con un video (clicca qui) l'ingresso di oltre cento persone in quello spazio - una situazione che durante il Ramadan si sarebbe ripetuta quasi og...

Schio, quasi 200 i sedicenti profughi in città


L'EX HOTEL EDEN E' INAGIBILE MA LA PREFETTURA HA INDIVIDUATO LA STRUTTURA COME CAS

Nelle scorse settimane il comitato di cittadini PrimaNoi ha presentato un'istanza al sindaco di Schio per fare luce su alcune questioni 
relative ai richiedenti asilo presenti in città. PrimaNoi ha voluto così riaccendere i riflettori sull'ex hotel Eden chiedendo al Sindaco Valter Orsi se esiste il rischio che la struttura possa essere utilizzata come centro di accoglienza, chiedendo altresì il numero dei migranti presenti nel territorio comunale scledense, e se è in previsione una collaborazione con la Prefettura dopo che il ministro dell'Interno Minniti ha deciso di sfruttare la rete Sprar (di cui Schio fa parte) per favorire nel territorio un'accoglienza diffusa dei migranti.
Rispondendo all'istanza, il Sindaco ha ribadito di "non condividere le scelte del Governo in merito all'accoglienza dei profughi", mentre in città la presenza dei richiedenti asilo è arrivata a quota 190 tutti ospitati in strutture private di cui 27 inseriti nella rete Sprar. Per quanto riguarda l'ex albergo Eden, il sindaco scledense ha ribadito che è ancora inagibile anche se la Prefettura vicentina lo ha individuato come "centro di accoglienza straordinaria".
I firmatari dell'istanza si dicono soddisfatti in linea generale con la linea politica intrapresa dall'Amministrazione scledense, ma criticano la conferma dell'adesione del Comune alla rete Sprar, la quale "è stata pensata come strumento di seconda accoglienza destinata a coloro che ottengono il permesso di soggiorno come rifugiati, quindi di persone che già sono titolari di una forma di protezione internazionale, non quindi per ospitare i falsi profughi che ogni giorno raccattiamo in mare" -spiega Alex Cioni.
Secondo il portavoce del comitato così facendo si sprecano risorse preziose snaturando il senso stesso del sistema di protezione i cui progetti di accoglienza prevedono misure di informazione, accompagnamento e assistenza attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico specifico per i rifugiati".
A margine di queste considerazioni, PrimaNoi ritiene che il Comune di Schio dovrebbe seguire l'esempio dell'amministrazione turritana uscendo dal Sistema. "Utilizzando in questo modo la rete Sprar -attacca Cioni-, siamo all'ennesima presa per i fondelli delle Autorità statali verso gli enti locali e i cittadini, il che deve comportare risposte determinate partendo dal rifiutare ogni tipo di collaborazione con gli organi dello Stato. Tra l'altro il Sindaco sa bene che lo Sprar non garantisce il rispetto delle ridicole quote stabilite dal ministero, quindi Schio se ne lavi le mani lasciando al Prefetto e al Governo, congiuntamente ai collaborazionisti privati, siano essi cooperative o società fittizie create ad hoc per incamerare soldi con l'affare dell'accoglienza, la piena responsabilità della gestione del problema. Saranno loro a doverne rendere conto ai cittadini".

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