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IPAB LA C.A.S.A.: PER FRATELLI D’ITALIA È NECESSARIO UN NUOVO CONFRONTO IN COMMISSIONE PER VERIFICARE LO STATO DI SALUTE DELL’ENTE DOPO LA DECISIONE DI ESTERNALIZZARE UN ALTRO NUCLEO

L a recente decisione dell’Ipab La Casa di procedere con l’esternalizzazione di un ulteriore nucleo assistenziale, unita alle prese di posizione assunte dalle organizzazioni sindacali sul clima interno e sulla gestione del personale, riporta al centro dell’attenzione politica la situazione dell’ente. Una questione che assume ulteriore rilievo alla vigilia del rinnovo del Consiglio di Amministrazione di nomina comunale. “Su nostra richiesta la commissione consiliare si era già occupata a febbraio (clicca qui) della situazione dell’Ipab La Casa anche a seguito delle segnalazioni pervenute da parte del personale dipendente” -spiega Gianmario Munari consigliere e membro della commissione Sociale. “In quella sede la dirigenza dell’ente aveva illustrato il proprio punto di vista, rappresentando un quadro che, pur caratterizzato da difficoltà legate alla carenza di personale, veniva descritto sostanzialmente come sotto controllo. Successivamente -prosegue Munari - sono emerse ulteriori se...

Da Parigi la lezione è chiara

IL VOTO FRANCESE NON E' UNA SCONFITTA PER I POPULISTI MA SERVE FARE CHIAREZZA SU ALCUNI PUNTI

Con le urne presidenziali francesi ancora calde, è difficile non dare giudizi affrettati, ma una serie di considerazioni si possono fare cercando di rimanere il più possibile oggettivi.
La prima è che il sovranismo populista di cui in questi anni si è molto parlato, spesso in termini generali e includendo fenomeni tra loro molto diversi, sembra aver esaurito la sua spinta propulsiva in termini di consenso elettorale.
Siamo chiari: i partiti che nelle elezioni olandesi e francesi si sono presentati sostanzialmente contro l’immigrazione e contro l’Euro e L’Unione Europea, i due pilastri su cui si sono incentrate le rispettive azioni di propaganda, hanno aumentato sì il loro consenso in termini di voti, ma non sono riusciti a sfondare né a diventare egemoni nei rispettivi paesi.
Quali le cause? E perché più si avvicinava la scadenza elettorale più le intenzioni di voto per questi partiti anziché crescere, diminuivano?
Una prima causa può essere stata l’aver confuso, da parte dei populisti europei, la vittoria del referendum sulla Brexit e di Trump negli USA come foriera della probabile loro vittoria nei rispettivi Paesi, non capendo che il mondo anglosassone, con i due eventi citati, si stava ricompattando proprio a scapito dell’Europa e soprattutto di chi auspica una forte identità europea.
L’altra è che l’elettorato europeo mentre reagisce più che bene al tema dell’immigrazione selvaggia e della grande sostituzione, soprattutto nel Paese profondo, non capisce l’accanimento “sovranista” contro l’Europa, in tutte le sue espressioni, ed anzi, nell’epoca dei blocchi geopolitici in movimento, comprende che un nazionalismo isolazionista alla coreana non è proprio una soluzione politicamente razionale e sensata.
Ergo i vari Macron di turno, hanno avuto gioco facile nel bollare i “sovranisti” di infantilismo politico e di presentarsi loro come alfieri dell’Europa, quando in realtà essi ne sono i primi nemici, ma d’altra parte se si lascia loro il terreno libero e non li si incalza proprio nelle loro contraddizioni, proponendo un ‘Europa identitaria, più forte politicamente, economicamente e militarmente, oltre a commettere un errore politico, si viene meno anche alla propria forza di attacco.
Il forzato richiamo ad un nazionalismo retro, che non sappia declinare anche un nazionalismo europeo, porta queste forze ad esaurirsi in un ressentiment che anche in termini di comunicazione politica risulta appetibile entro confini ben delimitati, che gli strateghi che agitano i vari Macron, sanno ben controllare e gestire, quando, invece, potrebbero essere intelligentemente spiazzati, proprio sul terreno che loro ritengono di loro esclusiva competenza : l’Europa.
Non votano solo gli arrabbiati, o meglio, anche molti arrabbiati vogliono sentirsi parte di un progetto identitario fermo e con le idee chiare sul futuro, nel campo del lavoro, dell’istruzione, sul futuro dei propri giovani, che non si limiti a denunciare quello che non va, ma che sappia affermare anche ciò che va fatto, in termini sensati ed all’altezza dei tempi, senza fughe in avanti o peggio all’indietro.
E questo futuro, anche le nuove generazioni lo sanno bene, si gioca non all’interno del proprio cortile di casa, peraltro abbastanza pencolante di suo, ma all’interno dello spazio vitale chiamato Europa, dove i partiti identitari dovranno misurarsi con progetti credibili e capacità di fare da coagulo di settori sociali diversi tra loro, ma che aspettano solo forze capaci di prospettare un futuro di sviluppo e di ri- affermazione della millenaria civiltà europea: con questo spirito si potrà uscire dal recinto, dove il Macron di turno vorrebbe relegare chi si oppone al mondialismo.

Carlo Boney - fonte:Norporter.org 

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