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Schio, FdI porta le cosiddette "moschee fantasma" in Consiglio comunale: "Più di 100 persone in un ufficio da 60 mq ma il Comune non interviene"

F ratelli d'Italia porta le cosiddette «moschee fantasma» in Consiglio comunale a Schio.  Il capogruppo Alex Cioni e il collega Gianmario Munari hanno depositato un'interpellanza (clicca qui) per accertare la legittimità urbanistica di tre centri di aggregazione islamica presenti sul territorio, chiedendo al sindaco di spiegare come mai le segnalazioni formalmente presentate non abbiano ad oggi prodotto alcun intervento. La vicenda prende avvio dal quartiere Santa Croce, dove la mobilitazione dei residenti ha scongiurato l'acquisto di un capannone di circa 350 mq in via Canova da parte di un'associazione islamica.   La stessa associazione risulta locataria di un locale di circa 60 mq in via Martiri della Libertà, formalmente censito come ufficio ma utilizzato sistematicamente come luogo di preghiera. Cioni ha documentato con un video (clicca qui) l'ingresso di oltre cento persone in quello spazio - una situazione che durante il Ramadan si sarebbe ripetuta quasi og...

Da Parigi la lezione è chiara

IL VOTO FRANCESE NON E' UNA SCONFITTA PER I POPULISTI MA SERVE FARE CHIAREZZA SU ALCUNI PUNTI

Con le urne presidenziali francesi ancora calde, è difficile non dare giudizi affrettati, ma una serie di considerazioni si possono fare cercando di rimanere il più possibile oggettivi.
La prima è che il sovranismo populista di cui in questi anni si è molto parlato, spesso in termini generali e includendo fenomeni tra loro molto diversi, sembra aver esaurito la sua spinta propulsiva in termini di consenso elettorale.
Siamo chiari: i partiti che nelle elezioni olandesi e francesi si sono presentati sostanzialmente contro l’immigrazione e contro l’Euro e L’Unione Europea, i due pilastri su cui si sono incentrate le rispettive azioni di propaganda, hanno aumentato sì il loro consenso in termini di voti, ma non sono riusciti a sfondare né a diventare egemoni nei rispettivi paesi.
Quali le cause? E perché più si avvicinava la scadenza elettorale più le intenzioni di voto per questi partiti anziché crescere, diminuivano?
Una prima causa può essere stata l’aver confuso, da parte dei populisti europei, la vittoria del referendum sulla Brexit e di Trump negli USA come foriera della probabile loro vittoria nei rispettivi Paesi, non capendo che il mondo anglosassone, con i due eventi citati, si stava ricompattando proprio a scapito dell’Europa e soprattutto di chi auspica una forte identità europea.
L’altra è che l’elettorato europeo mentre reagisce più che bene al tema dell’immigrazione selvaggia e della grande sostituzione, soprattutto nel Paese profondo, non capisce l’accanimento “sovranista” contro l’Europa, in tutte le sue espressioni, ed anzi, nell’epoca dei blocchi geopolitici in movimento, comprende che un nazionalismo isolazionista alla coreana non è proprio una soluzione politicamente razionale e sensata.
Ergo i vari Macron di turno, hanno avuto gioco facile nel bollare i “sovranisti” di infantilismo politico e di presentarsi loro come alfieri dell’Europa, quando in realtà essi ne sono i primi nemici, ma d’altra parte se si lascia loro il terreno libero e non li si incalza proprio nelle loro contraddizioni, proponendo un ‘Europa identitaria, più forte politicamente, economicamente e militarmente, oltre a commettere un errore politico, si viene meno anche alla propria forza di attacco.
Il forzato richiamo ad un nazionalismo retro, che non sappia declinare anche un nazionalismo europeo, porta queste forze ad esaurirsi in un ressentiment che anche in termini di comunicazione politica risulta appetibile entro confini ben delimitati, che gli strateghi che agitano i vari Macron, sanno ben controllare e gestire, quando, invece, potrebbero essere intelligentemente spiazzati, proprio sul terreno che loro ritengono di loro esclusiva competenza : l’Europa.
Non votano solo gli arrabbiati, o meglio, anche molti arrabbiati vogliono sentirsi parte di un progetto identitario fermo e con le idee chiare sul futuro, nel campo del lavoro, dell’istruzione, sul futuro dei propri giovani, che non si limiti a denunciare quello che non va, ma che sappia affermare anche ciò che va fatto, in termini sensati ed all’altezza dei tempi, senza fughe in avanti o peggio all’indietro.
E questo futuro, anche le nuove generazioni lo sanno bene, si gioca non all’interno del proprio cortile di casa, peraltro abbastanza pencolante di suo, ma all’interno dello spazio vitale chiamato Europa, dove i partiti identitari dovranno misurarsi con progetti credibili e capacità di fare da coagulo di settori sociali diversi tra loro, ma che aspettano solo forze capaci di prospettare un futuro di sviluppo e di ri- affermazione della millenaria civiltà europea: con questo spirito si potrà uscire dal recinto, dove il Macron di turno vorrebbe relegare chi si oppone al mondialismo.

Carlo Boney - fonte:Norporter.org 

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