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SCHIO. Cioni (FdI): “Bene la vigilanza privata, ma servono Carabinieri e Guardia di Finanza operativi. Furti con destrezza in aumento: dati preoccupanti”/video

“ P rendiamo atto positivamente di questo scatto in avanti della Giunta Marigo. Solo poche settimane fa, quando denunciavamo il crescente degrado e i problemi di sicurezza, dai banchi della maggioranza ci veniva contestato di fare ‘terrorismo’. Oggi la stessa amministrazione decide di rafforzare i controlli, arrivando a impiegare anche la vigilanza privata” – esordisce il capogruppo di Fratelli d’Italia, Alex Cioni, replicando al Sindaco di Schio sul tema della sicurezza urbana. “È un’inversione di rotta che accogliamo con favore. Il nostro obiettivo non è mai stato alimentare sterili polemiche, ma affrontare i problemi e fare tutto il possibile per arginarli: il degrado urbano e la sicurezza dei cittadini vengono prima di qualsiasi contrapposizione politica.” “È chiaro che quanto avviato dal Comune è solo un primo passo, ma va nella direzione giusta. La vigilanza privata deve essere un supporto aggiuntivo, non sostituire l’obiettivo di rendere progressivamente strutturale la presenza ...

CIONI E DONAZZAN DA BASTONARE. ARCHIVIATA LA QUERELA PRESENTATA DAL CONSIGLIERE COMUNALE SCLEDENSE PER ISTIGAZIONE ALL'ODIO E ALLA VIOLENZA

Archiviata per “infondatezza della notizia di reato” (art. 408 c0.2 c.p.p.) la querela per incitamento all’odio e alla violenza presentata l’anno scorso dal consigliere Alex Cioni per alcune minacce che l’esponente di Fratelli d’Italia e l’assessore regionale Elena Donazzan avevano subito in un commento riportato sulla pagina Facebook di “Schio antifascista” collegata al centro sociale Arcadia che da oltre un mese sta occupando abusivamente un capannone di proprietà comunale. 

In sostanza i due commenti segnalati "consigliavano" di usare la violenza invitando a bastonare Cioni e la Donazzan "quando sono soli": << Nonostante sia ben consapevole che certe querele finiscono sorprendentemente in un nulla di fatto, mi domando se sarebbe finita allo stesso modo se le medesime minacce fossero state scritte da un'attivista di destra >>

Pur tuttavia è giuridicamente un fatto assodato che le parole ostili scritte sui social network possono integrare reati non solo per diffamazione ma anche quando si tratta di minacce o di istigazione alla violenza. 

Il capogruppo di SchioCittà Capoluogo rammenta quando una donna padovana venne << giustamente >> condannata per aver scritto su Facebook, a proposito dell'allora ministro Cecile Kyenge, “mai nessuno che se la stupri”: << Evidentemente, per come va la giustizia in Italia – conclude Cioni – per alcuni giudici ci sono minacce di serie a e minacce di serie b, ovvero alcune vanno prese in considerazione seriamente, altre vanno cestinate in base al credo politico delle vittime e degli aggressori >>.

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