Passa ai contenuti principali

Articolo più recente

SCHIO. Cioni (FdI): “Bene la vigilanza privata, ma servono Carabinieri e Guardia di Finanza operativi. Furti con destrezza in aumento: dati preoccupanti”/video

“ P rendiamo atto positivamente di questo scatto in avanti della Giunta Marigo. Solo poche settimane fa, quando denunciavamo il crescente degrado e i problemi di sicurezza, dai banchi della maggioranza ci veniva contestato di fare ‘terrorismo’. Oggi la stessa amministrazione decide di rafforzare i controlli, arrivando a impiegare anche la vigilanza privata” – esordisce il capogruppo di Fratelli d’Italia, Alex Cioni, replicando al Sindaco di Schio sul tema della sicurezza urbana. “È un’inversione di rotta che accogliamo con favore. Il nostro obiettivo non è mai stato alimentare sterili polemiche, ma affrontare i problemi e fare tutto il possibile per arginarli: il degrado urbano e la sicurezza dei cittadini vengono prima di qualsiasi contrapposizione politica.” “È chiaro che quanto avviato dal Comune è solo un primo passo, ma va nella direzione giusta. La vigilanza privata deve essere un supporto aggiuntivo, non sostituire l’obiettivo di rendere progressivamente strutturale la presenza ...
"In cambio di tutela finanziaria, esigono il sequestro della libertà di scegliere chi governa e ha il compito costituzionalmente sancito di decidere, in base alle leggi"
NON SI CAMBIA CHI E' LEGITTIMATO DAL VOTO


È necessario dire un forte no alle pretese di chi vuole commissariare il popolo italiano, con il pretesto di potergli far inghiottire più facilmente la medicina miracolosa che ci salverebbe dalla crisi. Con questa scusa, lo strano potere mediatico-finanziario oggi dominante vuole indurre a concentrare le energie di tutti non sullo spirito positivo di rinascita, che da sempre caratterizza gli italiani nei tempi duri, ma sul governo, che ha il solo torto di essere stato votato e di avere la maggioranza – fino a prova contraria – in Parlamento, che è la sola unità di misura accettabile secondo Costituzione. 
Una truffa al quadrato si sta tentando, avente per scopo le dimissioni di Berlusconi.

Primo: la pretesa medicina che avrebbero in mano gli aspiranti sostituti non esiste, basta vedere le formule una opposta all’altra che si intravedono dietro le proteste delle opposizioni.

Secondo: medicine amare possono essere impartite solo da chi ha la legittimità del voto, e governa sulla base di leggi che non possono essere messe tra parentesi. Il governo per questo ha la responsabilità, cui Berlusconi non si è mai sottratto, di guidare il Paese nella tempesta. Contando sicuramente sulla collaborazione di tutti, anche di chi avrebbe in mente rotte diverse, ma lealmente accetta le regole senza cui non va a fondo solo l’economia ma l’anima stessa del Paese.

Insomma. Che cosa si debba fare per difendere l’euro e non solo questa moneta ma l’intera impalcatura finanziaria mondiale, resta una questione drammatica, e su queste strategie si cimenta oggi il G20. Eppure – sia detto per paradosso, ma neanche tanto – c’è un bene ancora più prezioso della stabilità e della certezza delle valute, ed è il bene della democrazia che coincide con quello della libertà. Ora sotto attacco c’è l’euro, e questo lo sappiamo tutti, non c’è bisogno di essere professori o malpancisti per saperlo. Ma sotto tiro di certo è il principio aureo per cui a decidere sulla sorte dei cittadini e sulla misura dei prelievi e sulla forma dei medesimi è chi è stato incaricato dal voto.

Qualsiasi mossa di difesa dell’euro che prescinda dalla legittimità democratica è fasulla, è di cartapesta, somiglia all’offerta del gatto e della volpe: in cambio di tutela finanziaria, esigono il sequestro della libertà di scegliere chi governa e ha il compito costituzionalmente sancito di decidere, in base alle leggi. E tra queste leggi non ce n’è una che preveda di dare il governo a chi non è stato indicato dal popolo e per conseguenza dal Presidente della Repubblica.
Non può esistere un approccio alle questioni economiche e finanziarie che sia pensato a prescindere dal dato politico. Sarebbe una specie di golpe finanziario. Per questo il governo uscito dalle urne nel 2008 non ha alternative fino al 2013, salvo elezioni anticipate qualora non dovesse reggere alla prova dei numeri del Parlamento. Non è certo per mantenere poltrone, oggi scomodissime, non è una fissazione da mitomani, ma la salvaguardia di una eredità ideale senza di cui si scivola in qualche specie di dittatura che oltretutto non darà mai benessere.


Gabriele Adinolfi