IPAB “LA CASA”, FDI: «NON BASTANO I MATTONI PER L’ALZHEIMER. SERVE UN NUOVO MODELLO E UN CDA CHE ESERCITI IL SUO RUOLO SENZA FARE IL PASSACARTE
Il nodo del personale e la
"trappola" del minutaggio
Ad aprire il confronto è stato il consigliere Munari, che ha posto una serie di questioni partendo proprio dalle segnalazioni ricevute dai lavoratori. In particolare, sono stati chiesti chiarimenti sulle condizioni organizzative, sui carichi di lavoro, sulle difficoltà operative quotidiane e sulla sostenibilità complessiva dell’attuale modello gestionale, con un focus specifico sul progetto della nuova Casa Alzheimer. Munari ha precisato che l’intento della commissione non era quello di alimentare polemiche o mettere sotto accusa la dirigenza, ma di verificare se esistano criticità strutturali che, se non affrontate per tempo, rischiano di riflettersi sia sulla qualità dell’assistenza agli ospiti sia sul benessere del personale.
Nel corso della replica, il presidente Giuseppe Sola e il direttore Marco Peruffo hanno descritto una situazione che, a loro avviso, rimane sotto controllo, riconducendo le tensioni segnalate a un quadro generale di cronica carenza di personale che interessa l’intero settore socio-sanitario. La dirigenza ha ribadito l’impegno dell’ente nel garantire la continuità e la qualità dei servizi, sottolineando le difficoltà oggettive di reperimento delle figure professionali necessarie. Tuttavia, il quadro delineato dalla dirigenza non coincide pienamente con quanto emerge dalle segnalazioni raccolte dai consiglieri di FdI tra i lavoratori, che restituiscono l’immagine di un clima interno più complesso e meno sereno.
“La costante attivazione dei
piani di emergenza è diventata la norma e non l'eccezione – spiega Munari. Questa
rincorsa continua all'emergenza finisce per scontrarsi con la rigidità della politica
del minutaggio che calcola l’assistenza in minuti contati e trasforma il lavoro
di cura in una frustrante corsa contro il tempo. Quando il personale è
costretto a correre tra un ospite e l’altro, a risentirne non è solo il
lavoratore, ma la dignità stessa della relazione di cura, che viene
inevitabilmente impoverita”.
I dubbi sui 6 milioni della
Casa Alzheimer
Il dibattito si è poi spostato
sul progetto della nuova Casa Alzheimer, un investimento da circa 6 milioni di
euro per la riconversione di un ex asilo Bambi. A margine della commissione, il
capogruppo di Fratelli d’Italia Alex Cioni presente in commissione ha spiegato
che “il confronto è stato utile perché ha messo in evidenza il divario tra
la visione gestionale e il vissuto quotidiano di chi opera nei reparti. Nessuno
mette in discussione l’impegno dell’ente, ma quando si parla di Alzheimer e di
assistenza agli anziani fragili non basta garantire la sopravvivenza del
servizio, serve qualità, stabilità e valorizzazione del personale. La rincorsa
continua all’emergenza rischia di impoverire la relazione di cura, che è
l’elemento centrale di questi servizi”.
Secondo Cioni, proprio alla luce
della carenza strutturale di personale – criticità ammessa dalla dirigenza e
certificata a livello regionale – è doveroso interrogarsi sull’efficacia di una
risposta basata esclusivamente sull’aumento dei posti letto, come nel caso del
progetto di riconversione dell’ex asilo in "Casa Alzheimer" da 6
milioni di euro. “La difficoltà a reperire professionisti della cura è
destinata ad acutizzarsi – sottolinea l’esponente di FdI – perciò la
soluzione non può essere solo edilizia. È emblematico, d'altronde, che servizi
voluti in passato come l'ambulatorio infermieristico e il servizio
riabilitativo aperti alla cittadinanza siano oggi tristemente defunti,
nonostante la segnaletica all'ingresso sia ancora lì in bella mostra. Ai nuovi
mattoni vanno affiancati modelli alternativi come i centri diurni per non
autosufficienti e gli appartamenti protetti. Bisogna potenziare l'assistenza
domiciliare per dare risposte concrete a quella 'terra di mezzo' oggi
invisibile al sistema. Penso alle famiglie con anziani non più autosufficienti,
ma non ancora abbastanza gravi per scalare liste d'attesa infinite. Per loro
servono servizi di prossimità che supportino i caregiver, evitando il trauma di
un'istituzionalizzazione forzata”.
Tenuto conto quindi di uno
scenario complicato, la scadenza a maggio del cda de La Casa diviene per
Fratelli d’Italia decisivo il tema della governance.
“Il futuro de La Casa richiede una programmazione lungimirante che superi i vecchi modelli residenziali – concludono Cioni e Munari – perché la sfida della fragilità si vince mettendo al centro le persone e il valore del loro tempo, non solo i metri quadri delle strutture. Con il rinnovo del CdA alle porte, ribadiamo che chi sarà nominato dal Consiglio Comunale dovrà esercitare una vera funzione di indirizzo e controllo, senza limitarsi a fare il passacarte della dirigenza, anche in virtù dell'indennizzo percepito per ricoprire tale ruolo. Il nostro compito sarà quindi di vigilare affinché le segnalazioni dei lavoratori non restino inascoltate e affinché la prossima amministrazione dell'ente sia protagonista di una reale innovazione dei servizi”.
