Il Caso Vannacci e la Destra Identitaria: Tra Responsabilità e Rischio Frammentazione
Indubbiamente, la mossa di Vannacci a un anno e mezzo dalle elezioni politiche del 2027, rischia di alimentare una frammentazione fino ad ora rimasta dentro il perimetro della coalizione di centro destra.
Sappiamo bene che la destra italiana, per sua natura composita - radicata nelle tradizioni sociale, nazionale e cattolica - vive non da oggi delle tensioni interne che non vanno sottovalutate.
Dinamiche che non sempre emergono nel dibattito pubblico, essendo mediata da un partito al 30% nei sondaggi e da una leader che, nella complessità del contesto generale e internazionale, sta indubbiamente operando bene. Tuttavia, se da un lato abbiamo intrapreso un necessario percorso istituzionale fondato sul pragmatismo, dall'altro una parte dell’elettorato percepisce questa fase come una "normalizzazione" eccessiva. È in questo solco che si inserisce Vannacci e coloro che egli cerca di intercettare.
Su certi temi geopolitici e sociali cruciali c’è una confusione al limite dell’imbarazzante: tra atlantisti e filorussi, alle distanze tra europeisti, euroscettici e chi auspica un ritorno a logiche nazionaliste di ottocentesca memoria, fino alle opposte sensibilità sui conflitti in Ucraina e Medio Oriente. Sebbene la diversità di vedute sia nelle cose e ci sia sempre stata nel centro destra (qui poi emerge il pragmatismo e una necessaria visione realista delle cose), questa frammentazione interna alla "destra identitaria", rischia di rendere l'operazione Vannacci deleteria e funzionale al campo opposto.
Le sinistre, nell'impossibilità di trovare una sintesi interna per offrire un'alternativa di governo credibile, possono solo sperare nelle frizioni interne al centrodestra per provocare uno stallo che, in base all'attuale legge elettorale, aprirebbe probabilmente la strada alle "alchimie di palazzo".
Non va altresì dimenticato che il prossimo Parlamento sarà chiamato a eleggere il nuovo Capo dello Stato. Se il centrodestra saprà evitare il suicidio, avrà l’occasione storica di indicare per il Quirinale una figura pienamente coerente con il proprio orientamento culturale, filosofico e politico
Per come la vedo io, da posizioni di una Destra sociale e identitaria, la sfida non può che essere quella di presidiare i contenuti con forza. Il consenso record di Fratelli d’Italia dopo tre anni di governo - un unicum nella storia della Seconda Repubblica - non deve metterci nella comoda posizione di crogiolarci sugli allori.
Dobbiamo andare oltre i sondaggi tornando a parlare ai ceti popolari e alle periferie, sia geografiche che culturali.
Sull’immigrazione, per esempio, oltre alle soluzioni strutturali di lungo periodo che vanno bene, serve una stretta reale e immediata. Gli arrivi di "falsi profughi" continuano, seppur in misura leggermente ridotta, mentre la loro distribuzione diffusa nelle città, non solo alimenta la percezione di insicurezza, ma un sistema dell'accoglienza gestito da cooperative cattolico-progressiste, foraggiando anche settori dell’estrema sinistra che usano l’immigrazione come uno strumento di lotta politica anti-identitaria.
In conclusione penso sia necessario riconnettere “Radici e Futuro”. Dobbiamo dimostrare che la "normalità" istituzionale non è sinonimo di arrendevolezza e che l'identità può e deve convivere con il pragmatismo. La nostra missione di militanti politici nel territorio, deve essere quella di riconnettere le radici con la visione del futuro, togliendo argomenti a coloro che agiscono più da agenti infiltrati che da alleati.
Penso sia questo l'unico modo per evitare il rischio concreto di consegnare nuovamente l’Italia ai giochi di potere della vecchia politica.
analisi di Il Veltro di Scledum

