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Nomadi in città: troppi scaricabarile. Tra regolamenti disattesi e minori senza monitoraggio, serve una regia politica

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Schio. Vietare spazi pubblici a chi fa riferimento al fascismo

MOZIONE DEL CONSIGLIERE COMUNALE DI TESSIAMOSCHIO, REPLICA NEL MERITO ALEX CIONI

Dopo 25 anni di militanza politica a Destra (sociale), non posso esimermi dal dire la mia sulla mozione che sarà discussa in consiglio comunale domanì sera. Trattasi della proposta del radical chic scledense Carlo Cunegato con la quale chiede al sindaco di istituire un apposito regolamento per vietare la concessione di spazi comunali a "formazioni politiche e/o associazioni che si rifanno al fascismo etc etc".
Mi aspetto che la mozione sia bocciata senza tante ed inutili discussioni, ma sopratutto mi auguro che tra i banchi della maggioranza nessuno scivoli nel tranello di emendare la singolare mozione, ampliando il divieto con chi inversamente sostiene posizioni di matrice comunista. Sarebbe una cantonata grossolana. Mi spiego meglio. Simili proposte rappresentano una palese violazione del diritto. Il sindaco non ha gli strumenti giuridici per stabilire chi ha diritto o mendo di scendere in piazza, visto che l'art. 21 della Costituzione così recita: "tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione". Mentre la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 ribadisce il concetto: "ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione".
Comprendo che Cunegato intenda ritagliarsi uno spazio di legittimità politica tra i suoi compagni di merende, ma lo fa sbandierando una proposta dell'Anpi che non solo ha scarso valore politico ma è del tutto illegale in quanto anticostituzionale. Comunque sia, se dovesse passare la mozione del compagno Cunegato, non sottoscriverò nemmeno sotto tortura una dichiarazione esplicita di riconoscimento dei valori antifascisti ma non lo farei nemmeno se riguardasse solo un'impostazione di matrice anticomunista. Sono 25 anni che promuovo iniziative pubbliche contribuendo al dibattito politico vicentino, non sarà un regolamento scritto in osteria ad impedirmi di continuare a farlo.
Agli smemorati dell'antifascismo militante, ricordo che la XII disposizione transitoria (transitoria) della Costituzione Italiana, non vieta di essere fascisti, vieta la ricostituzione del partito fascista, mentre la legge Scelba (punisce l'apologia del fascismo) può essere chiamata in causa solo se l'apologia sia funzionale alla riorganizzazione del disciolto partito fascista o persegua finalità antidemocratiche minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica.
In conclusione, è evidente che solo il questore può vietare una pubblica assemblea e lo può fare solo per motivi di turbamento dell'ordine pubblico. Tutto ciò premesso, qualsiasi persona di buon senso che non sia intrisa di dogmi ideologici passatisti e faziosi, si farebbe una grassa risata.
Avviandomi alla conclusione, è singolare il ruolo di coloro che si fanno portavoce di un editto illiberale che punta a vietare ad alcuni la libertà di esprimersi, ergendosi nel contempo a paladini della libertà. In fondo c'è anche una buona dose di coerenza in tutto questo: la gran parte dei partigiani (di cui si sentono fieri eredi) combatterono il fascismo per instaurare in Italia la dittatura del proletariato avendo come modello quell'Unione Sovietica di Josif Stalin, noto già all'epoca per aver garantito le libertà politiche e civili ai suoi cittadini. A Cunegato e soci, ricordo che se non siamo finiti sotto quell'alveo di "libertà", non è di certo dipeso per i distinguo del comunismo italiano dal comunismo sovietico (arrivati parzialmente solo nei decenni successivi), ma per la spartizione geopolitica decisa a Yalta dagli Alleati che lasciarono l'Italia all'occidente cosiddetto libero. Concludendo per davvero, sarebbe il caso di tornare a parlare dei problemi reali degli italiani senza occupare i consigli comunali in discussioni accademiche che andrebbero svolte eventualmente in altre sedi.


Alex Cioni

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