Fratelli d'Italia porta le cosiddette «moschee fantasma» in Consiglio comunale a Schio.
Il capogruppo Alex Cioni e il collega Gianmario Munari hanno depositato un'interpellanza
(clicca qui) per accertare la legittimità urbanistica di tre centri di aggregazione islamica presenti sul territorio, chiedendo al sindaco di spiegare come mai le segnalazioni formalmente presentate non abbiano ad oggi prodotto alcun intervento.
La vicenda prende avvio dal quartiere Santa Croce, dove la mobilitazione dei residenti ha scongiurato l'acquisto di un capannone di circa 350 mq in via Canova da parte di un'associazione islamica. La stessa associazione risulta locataria di un locale di circa 60 mq in via Martiri della Libertà, formalmente censito come ufficio ma utilizzato sistematicamente come luogo di preghiera.
Cioni ha documentato con un video (clicca qui) l'ingresso di oltre cento persone in quello spazio - una situazione che durante il Ramadan si sarebbe ripetuta quasi ogni sera - sollevando interrogativi non solo urbanistici, visto che per i locali adibiti ad assembramento pubblico la normativa antincendio impone il possesso del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI) rilasciato dai Vigili del Fuoco.
Il 27 febbraio scorso il consigliere ha presentato una segnalazione formale agli uffici comunali e alla Polizia Locale, rimasta ad oggi senza risposta. Un sopralluogo successivo del consigliere effettuato il 15 marzo ha confermato la situazione. «Ho sollecitato un controllo in tempo reale della Polizia Locale - riferisce Cioni - ma un incidente stradale ha tenuto impegnata la pattuglia in servizio ma nemmeno nei giorni successivi mi risulta sia stata effettuata alcuna verifica».
L'interpellanza - preceduta il 10 marzo da un'istanza di accesso agli atti sulle destinazioni d'uso ufficiali degli immobili - estende la verifica ad altre due sedi.
L'associazione La Guida Retta di via Venezia si trova in Zona B, ovvero zona residenziale, e per essa il Comune si limita a parlare genericamente di "assistenza spirituale a immigrati di fede islamica".
Diverso ma altrettanto controverso il caso dell'associazione Amal di via Veneto, collocata in Zona D, destinata ad attività produttive. «Quando l'anno scorso abbiamo chiesto una mappatura dei centri culturali islamici in città, è emerso che per il Comune questa sede ufficialmente non esiste»- denuncia Cioni.
«Eppure, non solo è noto da anni che in quel capannone si riuniscono gli immigrati di fede islamica, ma nel 2024 Amal ha ottenuto autorizzazioni per un ampliamento edilizio e, a lavori ultimati recentemente, l'immobile presenta caratteristiche architettoniche e funzionali riconducibili a un vero e proprio luogo di culto».
Il riferimento normativo al centro dell'interpellanza è la Legge Regionale 12/2016, che impone il cambio di destinazione d'uso in funzione del carico urbanistico reale - afflusso di persone, viabilità, parcheggi - indipendentemente dall'attività dichiarata.
Tra le risposte richieste al sindaco non figurano solo la verifica della corretta destinazione d'uso dei tre immobili, ma l'accertamento del possesso del CPI e la spiegazione di come si giustifichi la persistenza di quelle che sembrerebbero essere delle "zone franche", che secondo FdI creerebbero una inaccettabile disparità di trattamento a danno dei cittadini scledensi.
«La legalità non è un'opinione e non ammette zone d'ombra» - sottolinea il capogruppo Alex Cioni. «La nostra non è e non vuole essere una posizione ideologica, ma una battaglia per il rispetto di normative che dovrebbero essere uguali per ogni residente. Il Comune non ha la facoltà, bensì il dovere di vigilare e sanzionare le irregolarità: sarebbe perciò molto grave se emergesse che in questi anni l'Amministrazione abbia chiuso un occhio su palesi abusi funzionali che, in qualsiasi altro contesto, sarebbero stati sanzionati immediatamente. La libertà di culto è un diritto garantito, ma non può trasformarsi in una zona franca rispetto alle norme urbanistiche e di sicurezza. Chiediamo al sindaco di spiegare le ragioni per cui, in tutti questi anni, si siano usati due pesi e due misure - come dimostra emblematicamente quanto accade in via Martiri della Libertà».