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Schio, Marigo ha deciso di vendere la rete del gas. Fratelli d'Italia sfida la maggioranza: “Il patrimonio è dei cittadini, non della Giunta”


Ferma contrarietà e una sfida lanciata sul terreno della trasparenza e della legalità. Alex Cioni, capogruppo di Fratelli d’Italia, critica aspramente con forza la delibera di maggioranza per l’alienazione della rete e degli impianti di distribuzione del gas naturale (ambito ATEM Vicenza 3), definendo la decisione di Marigo e soci “azzardata e priva di visione strategica”. Fratelli d'Italia ha depositato un emendamento propositivo, sottoscritto anche dai consiglieri del gruppo misto Anna Nardi e Alberto Bertoldo, come atto di garanzia per blindare almeno il patrimonio comunale e tutelare le tasche degli scledensi.

La destra cittadina contesta innanzitutto il metodo seguito dall’amministrazione. “Si pretende di decidere la vendita di un asset strategico su due piedi, senza un reale approfondimento né un percorso partecipativo degno di una scelta così epocale” - accusa Cioni. Una posizione, quella sul metodo, che ha visto FdI fare asse con il Partito Democratico nell'ultima conferenza dei capigruppo: “In quella sede abbiamo sollevato dei dubbi sulla liceità della delibera e la maggioranza ha mostrato un’apertura a valutare il rinvio della discussione in quanto l'alienazione di beni pubblici è una competenza esclusiva del Consiglio Comunale, come stabilito dall’art. 42 del TUEL. Di fronte a un atto irreversibile non si può chiedere all'aula di firmare un assegno in bianco delegando al buio la Giunta visto che il dato economico presentato nella perizia non è ancora stato ufficialmente certificato da ARERA”.
Il patrimonio è della città, non del sindaco. “La nostra non è e non vuole essere una posizione ideologica, ma una scelta di governo del territorio – spiega ancora Cioni. I civici in salsa 5 stelle, tanto bravi a parlare di partecipazione senza mai praticarla, devono mettersi in testa che la questione supera la mera contabilità. La rete del gas non è di proprietà del sindaco di turno, ma appartiene agli scledensi che l’hanno pagata con i propri soldi per decenni. Venderla così, senza un'approfondita valutazione politica, senza un serio esame dei pro e dei contro e senza clausole di tutela, significa abdicare al ruolo di custodi del bene pubblico”.
Con l’emendamento, la minoranza di centrodestra propone un vincolo stringente sugli 8,2 milioni di euro previsti dall’alienazione. “Dopo anni di chiacchiere sulla partecipazione, la maggioranza prova ancora una volta a escludere la città dalle scelte strategiche, quando i cittadini hanno il diritto di sapere oggi, e non a babbo morto, come verranno usati i soldi della loro rete. Chiediamo quindi che la destinazione di queste risorse straordinarie non sia decisa nelle stanze chiuse della Giunta, ma passi per un confronto preventivo obbligatorio nelle Commissioni e nella Conferenza dei Capigruppo”.
Fratelli d’Italia mette nel mirino anche il ruolo di Schio come Comune Capofila e Stazione Appaltante dell'ATEM Vicenza 3. “Schio non è un comune qualsiasi, è il regista della gara, per questo con l’emendamento proponiamo l’obbligo di inserire nel bando di gara clausole che premino l'efficienza e frenino i rincari tariffari. Vendere la proprietà significa cedere una leva strategica, con il rischio che, al netto di quanto previsto dai criteri di regolazione tariffaria stabiliti da Arera, il privato vada a recuperare i margini di profitto riducendo la qualità dei servizi locali o che i massicci investimenti necessari per il rinnovo della rete vetusta si traducano, attraverso i meccanismi tariffari nazionali, in un aumento dei costi di distribuzione in bolletta per le famiglie. Per noi - continua Cioni - risulta inaccettabile che il tesoretto che il Comune andrà a incassare venga indirettamente pagato dai contribuenti attraverso le tariffe future”.

Fratelli d’Italia non intende lasciare che questa decisione unilaterale dell’amministrazione Marigo passi senza che la maggioranza si assuma pienamente la responsabilità politica della scelta. "La nostra è una posizione di buon senso a difesa delle tasche delle famiglie e delle imprese scledensi” - conclude il capogruppo. “Vendere in questo modo un patrimonio così importante che dà valore alla città, senza spiegare quali opere pubbliche si intendono finanziare, vuol dire sostenere un'operazione di svendita con il solo intento di fare cassa. Prima di alienare un patrimonio pubblico di questa portata, serve un confronto franco e alla luce del sole".

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